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Cadesorb*

Cadesorb*

 

Cadesorb* è un unguento sterile per il trattamento delle lesioni, facile da utilizzare e in grado di modulare l'attività delle proteasi all'interno della lesione, gestendo l'essudato e facilitando la rimozione dello slough e dei detriti cellulari.

 


Cos'è Cadesorb?

 

È un unguento sterile di colore bianco, costituito da una base grassa di polietilenglicole e polossamero in cui sono inglobate sferule di un polimero assorbente, denominato Cadexomero, responsabile delle proprietà di modulazione dell'attività delle proteasi. Alcuni studi hanno evidenziato che le lesioni croniche hanno un valore di pH compreso tra 7 ed 8. Esistono evidenze che suggeriscono che un ambiente debolmente acido può favorire la guarigione di lesioni aperte. Studi Ex- vivo hanno dimostrato che trattando i fluidi di una lesione con Cadesorb, questo pH viene ridotto a circa 5 riportando così l'attività delle proteasi a valori tipici di una lesione in via di guarigione.

Cadesorb Protease activity graph

 
> Grafico dettagliato
 

In che modo Cadesorb favorisce la guarigione?

 

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Come Cadesorb si inserisce nella Wound Bed Preparation e nel TIME


L'elemento “E” nel concetto del TIME della Wound Bed Preparation descrive i bordi della lesione (Edge) sottominati e non proliferanti e migranti. Poichè Cadesorb è indicato quando i margini della lesione non migrano, per esempio perchè le cellule epiteliali non si spostano attraverso il letto della lesione, è principalmente posizionato nella “E” di TIME. Sono presenti anche benefici secondari poiché Cadesorb è in grado di gestire slough ed essudato.

 

 

Una componente della WBP
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Background scientifico

 

 

Cadesorb inibisce l'eccessiva attività delle proteasi.

 

D. Cosa sono le proteasi?

 

Le proteasi sono enzimi catalitici, la cui funzione è quella di rompere i legami peptidici che uniscono fra loro gli amminoacidi all'interno di una proteina. Esse giocano un ruolo cruciale in molti dei processi fisiologici coinvolti nella riparazione tessutale. Tra esse ricordiamo le metalloproteasi di matrice (MMP), una famiglia di endopeptidasi in grado di catabolizzare, nelle diverse varianti, la maggior parte dei componenti della matrice extracellulare (ECM). La loro azione è finemente regolata da diversi fattori, fra questi ritroviamo anche una famiglia di proteine dette TIMP (Tissue Inhibitors of Metalloproteases), il cui compito è quello di inibire l'attività delle MMP.

Per saperne di più > (PDF 250KB)

 

Elastase with protease inhibitor

 

 

 

 

 

 

Elastasi

Quando presenti in concentrazioni appropriate nei fluidi di lesione, le MMP sono fattori determinanti anche nei processi fisiologici di guarigione. Tra le loro funzioni ricordiamo la promozione della migrazione cellulare e l'attivazione dei fattori di crescita. Nella tabella sono riportate le caratteristiche di 4 proteasi rilevanti per i processi di guarigione .

 

Per vedere la tabella con il dettaglio delle 4 proteasi che sono importanti per la guarigione, Clicca qui >

 

 

L'eccessiva attività proteasica può danneggiare la matrice extracellulare provvisoria neo-formata ed impedire la migrazione di cellule epidermiche sane provenienti dai bordi della lesione, attraverso questa superficie - lo stadio finale della cicatrizzazione noto col termine di epitelizzazione.

 

In seguito ad un insulto lesivo, i livelli di attività proteasica aumentano in risposta ad una naturale predisposizione dell'organismo a difendersi dalle infezioni. Tali elevati livelli di attività regrediscono rapidamente in una lesione acuta, ma i ricercatori hanno notato che essi rimangono elevati nelle lesioni croniche.

 

Per esempio, uno studio ha dimostrato che i fluidi provenienti da lesioni croniche presentano elevati livelli di un tipo di proteasi, l'elastasi dei neutrofili 1.

 

L'elastasi ha un'attività non specifica e pertanto degrada anche i componenti essenziali della matrice neo-formata.

 

Un altro studio riporta che i livelli di una famiglia di proteasi, le MMP, sono 30 volte più elevati nelle lesioni croniche rispetto alle lesioni acute 2,3,4,5,9.

 

L'attività delle proteasi può essere influenzata da una varietà di fattori, come: gli inibitori TIMP, il pH, i cofattori e la temperatura. Inoltre, l'attività delle proteasi dipende fortemente dal pH (acidità o alcalinità) dell'ambiente che le circonda. Se si riesce a ristabilire il giusto equilibrio di pH nella lesione, allora si può modulare l'attività delle proteasi.

 

Cadesorb inibisce le proteasi attraverso una riduzione del pH.

 

D. Cos'è il pH?

 

Il pH misura quanto sia acida o alcalina una sostanza, in una scala che va da 0 a 14. Un pH di 7 è neutro; un pH inferiore a 7 è acido, mentre un pH superiore a 7 è alcalino.

 

Il pH si riferisce alla concentrazione di ioni H+ in una soluzione. Per esempio, in acqua una molecola di H2O si ionizza in ioni H+ e OH-. Quando, in una soluzione acquosa c'è una concentrazione maggiore di ioni H+, si dice che è acida. Quando si ha una concentrazione maggiore di ioni OH-, si dice che la soluzione è alcalina. Lesioni aperte tendono ad avere un pH neutro o debolmente alcalino (6,5 - 8,5) 11.

 

 

 

Ambiente

 

Acido

 

Neutro

 

Alcalino

pH pH Scale

 

scala del pH

 

 

pH

pH Model
   

Legenda:

Rosso pHRedBall H +

Blu ph Blue Ball OH-

 

 

Differenza tra soluzioni acide ed alcaline utilizzando ioni H + e OH-

 

 

Segui i link sottostanti per comprendere meglio la relazione tra il pH e le proteasi e come questo può essere misurato.

 

La relazione tra pH e guarigione

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Guarda la tabella con il dettaglio delle 4 proteasi che sono importanti per la guarigione

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Misurazione del pH e controllo attraverso Cadesorb

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Meccanismo di azione

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Evidenze

 

I dati in-vitro testimoniano che Cadesorb non favorisce la proliferazione di microrganismi.

Cadesorb e Promogran TM - proliferazione di microorganismi 19

 

Vedi dati in-vitro >

 


Pubblicazioni cliniche

Ci sono alcune pubblicazioni cliniche che sostengono i benefici della riduzione del pH nelle lesioni.

 

Questi benefici della riduzione del pH comprendono:.

 

  • Modulazione dell'attività delle proteasi 6
    L'articolo - Proteases and pH on chronic wounds 6 - Greener et al conclude:
    Suggeriamo che l'attività proteolitica nel letto della ferita è sensibile ai cambiamenti del pH e la modulazione del pH verso un ambiente più acido può rappresentare un altro utile intervento per la cura delle lesioni non-healing. L'eliminazione totale dell'attività proteolitica dal letto della lesione non è un fattore positivo poiché esso è essenziale per l'effettiva guarigione della lesione, ma il bilanciamento delle relazioni tra MMP/TIMP (Tissue Inhibitors of Metalloproteases) favorisce il ripristino dei normali processi di guarigione.
  • Produrre un ambiente meno favorevole ai batteri 13, 23
    Nel libro, Wound Management and Dressings 22, Steve Thomas conclude:
    Dalle evidenze attualmente disponibili sembra che medicazioni che, sia direttamente che indirettamente, riducono il pH dei fluidi di lesione, sono utili nella prevenzione delle infezioni e nella restaurazione di condizioni più favorevoli ad una rapida guarigione, rispetto a materiali che producono un ambiente locale più alcalino.
  • Aumento dell'ossigeno disponibile per la lesione 13, 14, 22
    Nell'articolo, Chemical Acidification of Wounds 13 - An adjuvant to healing and the unfavourable action of alkalinity and ammonia, Leveen et al, commentano che l'ossiemoglobina rilascia ossigeno più rapidamente in un ambiente acido. Quando il pH diminuisce, la curva standard di ossiemoglobina si sposta a sinistra. Uno spostamento del pH di 0,6 (in basso) raddoppia circa la quantità di ossigeno rilasciato.

Inoltre essi concludono che la istotossicità dell'azoto provoca la formazione dello slough ritrovato nelle infezioni a causa di alcune potenti organismi che producono ureasi. L'acidificazione chimica delle lesioni è molto efficace nel minimizzare la tossicità dei radicali di azoto dovuti all'attività degli organismi che rilasciano ureasi.

  • Accelerazione della guarigione 14, 24
    Raj Mani, EWMA, Stuttgart 2005 24, conclude che i dati prodotti dai suoi studi nel fluido di lesione di ulcere venose suggeriscono che il pH delle lesioni diminuisce nelle lesioni che guariscono, in accordo con pubblicazioni precedenti. Un minore pH ed una maggiore temperatura del letto di lesione sembrano condurre la lesione a guarigione.

Uno studio sul pH condotto dal Dr J. Dissemond, Dermatologo presso l'Università di Essen ha dimostrato una riduzione del pH in-vivo in uno studio di 10 pazienti con ulcere venose. 23
Vedi Poster > (PDF 100KB)


 

 

Lavori pubblicati

Ci sono molti lavori pubblicati che sviluppano studi volti a valutare il ruolo del pH e delle proteasi nel processo di guarigione. Sono stati raccolti alcuni abstract per favorire un'agile scelta.

 

 

 

PDF (130KB)

 

 

 

Indicazione Autore Titolo Case Study Sommario

Ulcera dell'arto inferiore

M.Altacera, G. Di Ruvo

Cadesorb usato per trattare un'ulcera vascolare per favorire un innesto bio-ingegnerizzato

Leg Ulcer

Paziente con ulcera vascolare presente sull'arto inferiore da circa 7 anni; dopo circa 4 mesi la lesione è notevolmente ridotta in dimensioni e quasi totalmente epitelizzata.

Ferita chirurgica

M. Altacera, G. Di Ruvo

Cadesorb utilizzato su deiscenza di safenectomia

Leg Ulcer

Ulcera a seguito di una safenectomia per intervento di by-pass coronarico; 4 settimane più tardi la lesione è completamente guarita.

Lesione traumatica

H. Ogle

Cadesorb - gestione di un'ulcera indotta da trauma Traumatic Wound

Questo paziente si è prodotto una lesione con la portiera dell'auto e dopo 6 settimane la lesione è peggiorata. Seguendo le logiche del TIME, la lesione è stata chiusa dopo 4 settimane di trattamento con Cadesorb.

Ulcera diabetica S. Long Uso di Cadesorb nel trattamento di due lesioni diabetiche Diabetic Foot Ulcer Cadesorb è stato utilizzato in combinazione con una schiuma di poliuretano e l'ulcera, presente da anni, è guarita in meno di 4 settimane.

 

 

^ TIME is courtesy of International Advisory Board on Wound Bed Preparation. Adapted from table 6 - Schultz GS, Sibbald, RG, Falanga V et al (2003) Wound bed preparation: systematic approach to wound management Wound Rep Reg 11; 1-28

FAQ

Queste informazioni sono destinate esclusivamente agli operatori sanitari.


1. D: Con quale frequenza devo cambiare Cadesorb?
R: Cadesorb dovrebbe essere cambiato ogni 3 giorni, in relazione con il livello di essudato prodotto dalla ferita. Cadesorb si dissolve naturalmente nella lesione pertanto la permanenza di residui di unguento non causa alcun problema al paziente.
2. D: Come mi accorgo che Cadesorb va cambiato?
R: Il tempo necessario a Cadesorb per saturarsi e raggiungere la massima capacità di assorbimento dipende dal tasso di essudazione della lesione. Quando ciò accade l'essudato in eccesso è normalmente visibile attraverso la medicazione secondaria. Il numero di cambi di medicazione dipende dal livello di essudato prodotto dalla lesione.
3. D: Posso usare Cadesorb durante terapia compressiva?
R: Sì, Cadesorb può essere usato sotto terapia compressiva.
4. D: Posso usare Cadesorb su una lesione infetta?
R: Cadesorb non è indicato per il trattamento su lesioni infette. Può essere applicato una volta che è stata trattata l'infezione.
5. D: Come posso rimuovere Cadesorb dalla lesione?
R: Rimuovere la medicazione secondaria. Se aderisce a Cadesorb o alla lesione, inumidire con soluzione salina o acqua sterile. Per rimuovere Cadesorb dalla lesione lavarlo via con soluzione salina. Se sono presenti pochi residui di Cadesorb nella lesione, saranno naturalmente degradati senza causare alcun ritardo nella guarigione, né alcuna reazione sistemica.
6. D: Posso usare una medicazione secondaria per mantenere Cadesorb sulla lesione?
R:

Sì, si può utilizzare un'adeguata medicazione secondaria. Opsite* Post-Op può essere indicato per lesioni scarsamente essudanti, mentre Allevyn* potrà gestire quantità maggiori di essudato, se necessario.

7. D: Per quanto tempo devo utilizzare Cadesorb?
R: Cadesorb può essere utilizzato fino a guarigione dell'ulcera e comunque fino a quando non siano evidenti i segni di ripresa dei processi di guarigione.
8. D: C'è pericolo di applicare troppo Cadesorb sulla lesione? Può ridurre il valore del pH a livelli tali da produrre effetti dannosi?
R: Si sconsiglia l'applicazione di quantità troppo elevate di Cadesorb. Il pKa acido di Cadesorb (4.75) impedisce che il pH locale possa variare di 1 unità, sia sopra che sotto questo valore di pH. Si raccomanda di applicare uno strato di 1 - 2 mm che ricopra completamente il letto della lesione, evitando di ricoprire estesamente la cute perilesionale.

Bibliografia

Queste informazioni sono destinate esclusivamente per gli operatori sanitari


Autore Titolo
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TM Promogran è un marchio di Johnson & Johnson